Quanti Km può percorrere un Galletto?


E' una domanda cui é difficile rispondere, ma la statistica ci può aiutare.

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Premesso che è pressoché notizia quotidiana il ritrovamento di Galletti che mani appassionate rimetteranno in sesto per tornare a calcare le strade nazionali (e non solo… per la verità), uno dei temi più discussi tra i cultori del nostro scooter riguarda la potenziale percorrenza che l’infaticabile monocilindrico orizzontale riesce a coprire senza grandi difficoltà.

Tutto questo, ovviamente, nell’arco dei molti decenni di servizio a cui sottoponiamo la nostra cavalcatura, dall’uso quotidiano di un tempo a quello saltuario ed eccezionale di oggi, in occasione dei raduni domenicali in cui si lesina il gas, quasi per vezzeggiare e proteggere i nostri esemplari più conservati.

Il tema della potenziale percorrenza chilometrica resta nel campo delle ipotesi, in quello dei numeri legati all’esperienza personale del proprio mezzo, in un confronto alle volte serrato tra cultori, radicati sui propri convincimenti.

In realtà non esiste una qualunque forma di rilevazione statistica, se non quella garantita dal possesso di diversi esemplari di motocicletta e, come nel nostro caso, anche dall’ampia disponibilità di merce ormai rara nei mercatini, ovvero i contachilometri originali del Galletto, siano essi del Galletto 160 cc piuttosto che del 175 cc o delle due versioni del 192 cc.
Abbiamo considerato quindi un campione di 30 esemplari, rappresentativo a nostro parere delle diverse realtà di motocicli che hanno realmente viaggiato.


Già, i numeri fissati sul contachilometri danno il senso e la misura (a meno che lo strumento non si sia guastato, ma a questo punto i numeri sarebbero comunque il segno di una percorrenza quanto meno minima del veicolo) di quanta strada in genere (e non è quindi una regola…) possa aver percorso indicativamente un mezzo.

Il dato che emerge è sorprendente: da valori superiori ai 91mila chilometri (indicativi di una percorrenza continuata e abituale nell'uso quotidiano su periodi di tempo piuttosto lunghi), si passa ad esemplari con percorrenze davvero minime, dovute o a un guasto dello strumento oppure ad un uso effettivamente scarso della motocicletta.

Ciò non deve sorprendere, dato che in specie alla fine degli anni Cinquanta l’introduzione delle automobili  favorì una motorizzazione di massa sulle quattro ruote a scapito delle moto.

Il successo di vendite della 650 Fiat, con il suo favorevolissimo rapporto prestazioni/prezzo di acquisto, abbinato a grandi caratteristiche meccaniche di comfort e affidabilità, contribuì seriamente a mettere in crisi il mondo delle due ruote, relegando la motocicletta, Galletto compreso - considerato un mezzo "utilitario" rispetto alla più prestigiosa autovettura - ad un ruolo subalterno nei trasporti.

Da qui esemplari con percorrenze anche minime, rimasti affossati nell’oblio di cantine e autorimesse, se non all’ombra dei granai e delle tettoie delle cascine.


Il valore medio di percorrenza che si rileva sui Galletti in commercio varia dunque dai 40mila chilometri percorsi ai 70mila, attestandosi, nel nostro campione piccolo ma significativo, sui 54mila Km.
Nessuna regola, ma, di massima, è pacifico poter asserire che in media un Galletto può aver percorso nella sua vita utile questo chilometraggio.

Restano poi tutte le eccezioni e le variabili dettate da caso a caso, che spaziano dal rifacimento del motore, al rialesaggio o alla sostituzione stessa del gruppo termico, ma in termini potenziali i numeri che emergono restano questi.

Nelle immagini a corredo dell'articolo mostro inoltre un campione più numeroso di svariati contachilometri che ho raccolto nel corso degli anni e che sono oggi dei preziosi pezzi di ricambio per il corretto restauro delle nostre motociclette.
Nel dettaglio ecco i valori dei chilometraggi rilevati sui contachilometri oggetto della nostra piccola analisi, che, é bene precisarlo a scanso di equivoci, non vuol essere una prova scientifica ma una semplice rilevazione empirica di dati reali, soggetta a qualunque valutazione che in piena libertà si voglia formulare.

01: 91.864 - - - 06: 84.524
02: 91.452 - - - 07: 75.444
03: 90.810 - - - 08: 75.242
04: 85.700 - - - 09: 68.752
05: 85.424 - - - 10: 68.542

11: 65.233 - - - 16: 53.250
12: 64.125 - - - 17: 49.324
13: 63.235 - - - 18: 46.855
14: 59.000 - - - 19: 45.484
15: 54.956 - - - 20: 41.142

21: 39.654 - - - 26: 30.041
22: 38.254 - - - 27: 28.374
23: 33.524 - - - 28: 21.542
24: 32.924 - - - 29: 04.825
25: 31.425 - - - 30: 00.511

Media sui 30 valori: 54.000 Km circa

Manopole in para gialla: come venivano montate in origine?


Aumenta sempre di più l'attenzione dei collezionisti per il restauro storicamente documentato.  
Le manopole in plastica grigia hanno ormai fatto il loro tempo:
 sempre più numeroso il numero dei collezionisti che montano le manopole in para gialla.
Queste manopole possono essere abbinate sia al Galletto che ad altri
 modelli della Moto Guzzi che montavano in origine manopole di questo colore.

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Le manopole grigie, certamente più facili da reperire sul mercato dei ricambi, sono penalizzate dalla facilità con cui si sporcano nell'uso quotidiano, oltre che dalla pecca di non offrire alla motocicletta quel senso di completezza ricercato dai collezionisti più raffinati.
Filologia del restauro a parte (che comunque privilegerebbe l'uso delle manopole gialle) è un dato di fatto che il grigio cinerino non sia certo bello da vedere sulle nostre motociclette.


La forma stessa della manopole in para gialla riprende poi le quote di quelle montate all’epoca, con una maggior morbidezza al tatto e quindi una miglior grippabilità da un lato, unita ad una precisione nei dettagli che appaga il senso estetico anche del restauratore più esigente.
Il vantaggio in termini di maggior sicurezza è evidente anche quando si guida indossando dei guanti.
Il trucco fondamentale da adottare per il montaggio è però quello di usare l’alcol come lubrificante, per favorire la collocazione della manopola sul tubo del manubrio.

Questo trucco ci è stato svelato da un vecchio operaio che si occupava proprio dell'allestimento dei manubri.

Si tratta, in sostanza, di montare le manopole come avveniva un tempo alla Moto Guzzi, cioè umettando sia l’interno delle manopole che la parte cromata del manubrio con alcol, distribuito sulla superficie utilizzando un pennello piatto in modo da spargere uniformemente il liquido che, per pochi istanti prima di evaporare del tutto, favorisce lo scorrimento delle due parti altrimenti in forte attrito.
Ecco in fotografia la semplicissima sequenza di montaggio di una manopola.





La repentina evaporazione dell’alcol permette poi alla manopola di fissarsi sul manubrio in modo naturale e molto saldo, per raggiungere l'optimum quando la para aderisce completamente per tutta la lunghezza e su tutto il diametro del tubo, così da non poter più essere tolta o esser fatta ruotare con le forza delle sole mani.
Un trucco fondamentale, frutto dell'esperienza di anni, che evita l’uso di olio, talco, sapone o benzina che altererebbero il materiale.
Nel caso dell’olio, addirittura, il materiale della manopola stenterebbe ad aderire alla superficie cromata, scivolando letteralmente sulla sua stessa sede.


Sono certo che gli amici collezionisti e restauratori, montando le manopole in para gialla sui loro manubri, sapranno far tesoro di questo consiglio per riportare agli antichi splendori i loro Galletti.
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